domenica 29 settembre 2013

Online un nuovo e-book su Internet e imprese


E' disponibile presso Amazon, in formato e-book il nuovo libro di Giuseppe Izzinosa e Luciano Corino "ABC di Internet per l'impresa" (acquistabile cliccando qui).

Il volume, partendo dai contenuti già presenti nella guida "Internet per l'artigianato e la piccola impresa", sviluppa temi nuovi come il regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, il consenso per l'uso dei cookies sui siti internet, il web marketing.

L'e-book è proposto ad un prezzo di copertina di 12,34 euro;

L'ebook viene scaricato in formato .exe, di semplice e immediata e piacevole lettura.

venerdì 27 settembre 2013

Domenica pomeriggio a San Felice sul Panaro

A più di un anno di distanza dalla sua uscita (era il 17 maggio del 2012) la guida "Internet per l'artigianato e la piccola impresa" riscuote ancora successo e richieste di presentazione.
L'iniziativa sostenuta da CNA Torino e CCIAA Torino è stata presentata e divulgata in molti incontri con artigiani, imprenditori e professionisti. Molti pareri, opinioni e apprezzamenti ci hanno insegnato molto sulla realtà delle imprese, le critiche costruttive e i pareri di autorevoli rappresentanti delle organizzazioni che hanno curato le presentazioni ma soprattutto degli artigiani e piccoli imprenditori cui era rivolto il libro, ci hanno fatto conoscere più a fondo una realtà, quella della penetrazione di Internet nel tessuto imprenditoriale e manifatturiero del nostro Paese.

Il viaggio continua e domenica 29 settembre saremo a San Felice sul Panaro nel quadro delle manifestazioni legate al festival "Creattiva 2013" a presentare il lavoro svolto.
L'intervento a cura di CNA Torino e CNA Modena affronterà il tema complesso della diffusione di Internet nell'impresa artigiana, delle sue potenzialità al servizio degli imprenditori e delle normative di cui tenere conto.

Appuntamento: 
Domenica 29 Settembre 2013 17:30 - 18:30 (cliccare per maggiori dettagli)

Per maggiori informazioni sull'evento cliccare sui seguenti link:

Giuseppe Izzinosa

venerdì 3 maggio 2013

Una nuova minaccia: il guru del web!



Uno degli obiettivi che ci ponemmo quando stabilimmo i contenuti del libro “Internet per l’artigianato e la piccola impresa:  il web a misura di PMI per fare business in sicurezza” fu di aiutare i nostri lettori a non cadere vittime delle truffe perpetrate attraverso il web.

Da qualche tempo, non una truffa, ma una nuova minaccia bussa alla porta delle PMI: i “superguru” del web.
La scelta delle contromisure per combattere questa minaccia le lascio a voi.
In questa sede mi limiterò a dare qualche indicazione su come riconoscerli.

1. Il “superguru” esagera con i presunti guadagni.
Non si limita a dire che i suoi metodi consentono di guadagnare, ma dichiara senza pudore di aver fatto guadagnare ai suoi clienti migliaia e migliaia di euro.

2. Il “superguru” esagera con i presunti studi.
Anche se ha letto solo qualche handbook sul web marketing, dichiara di aver frequentato decine e decine di corsi presso famosi enti, università e guru, rigorosamente americani.

3. Il “superguru” esagera nel considerare i suoi interlocutori beoti.
E’ convinto che nessuno andrà mai a verificare se effettivamente ha scritto o fatto ciò che dice, che nessuno cercherà mai informazioni sul suo conto su Google.

4. Il “superguru” esagera nel suo curriculum.
Dichiara di aver letto centinaia di libri sull’argomento, di essere “direttore di xyz” oppure “presidente di xyz”, dove xyz è il nome del suo blog o del suo sito.

5. Il “superguru” predica bene e razzola male.
Il vero superguru manifesta sufficienza e profondo disprezzo per qualsiasi strategia SEO: queste richiedono mesi e mesi di lavoro, mentre il vero superguru ottiene risultati in pochi giorni.

6. Il “superguru” copia fedelmente le strategie americane.
Traspone alla lettera e non pensa neppur lontanamente che il mercato statunitense sia diverso da quello italiano. Si tratta di un corollario del punto 3: si rivolge sempre a dei beoti che prenderanno per oro colato tutto ciò che dice.

Il contenuto di questo mio pezzo è una sintetica rielaborazione di un articolo scritto da Sir Vester per “impresa Pratica”
Evidentemente la minaccia è reale !!

Luciano Corino

Limiti e opportunità del web marketing


Secondo recenti statistiche, il tasso medio di apertura delle newsletter inviate via email non supera mai il 50%.
Si tratta di un valore medio, assai variabile in funzione del settore merceologico:
Manifatturiero: 50%
No profit, religioso, arte, viaggi, enti istituzionali: 40%
Salute, istruzione, fotografia: 30%
Tecnologia, pubblicità, marketing: 20%
E-commerce, assicurazioni: 10-20%

Inoltre, più grande è la lista e più si rivela basso il tasso di apertura delle mail, perché … si rischia di finire fuori target.
Aweber, azienda leader mondiale in tema di e-mail marketing, afferma che il tasso medio di apertura delle newsletter è del 29,7%.
Si tratta di un dato non recentissimo, ma le statistiche ci dicono che con il passar del tempo il tasso di apertura si abbassa sempre più …
Inoltre, le statistiche ci dicono anche che nel settore B2B  la percentuale di click sui link inseriti nelle newsletter va dal 5 al 15%, mentre nel settore B2C va dal 2 al 12%.

Da qualche mese sussiste l’obbligo di  richiedere ai visitatori dei siti internet il consenso per l’uso dei cookies.
Quale sarà il comportamento del soggetto che dopo aver cliccato sul link inserito nella newsletter si troverà davanti, invece dell’oggetto del suo interesse, un pop-up di richiesta di consenso ?
E’ molto probabile che progressivamente la percentuale dei click scenda ulteriormente.

Qualche guru del web marketing starà forse pensando di risolvere il problema inviando le newsletter da un server ubicato in Pakistan e di collocare il sito linkato presso un internet provider ubicato in India, per eludere i vincoli posti dalla normativa privacy.

Ma … nel 2014 entrerà in vigore il nuovo Regolamento Europeo sulla protezione dei dati personali che, non solo tutela gli interessati dall’invasività di email  e cookies indesiderati, ma introduce il principio dell'applicazione del diritto UE anche ai trattamenti di dati personali non svolti nell'UE, se relativi all'offerta di beni o servizi a cittadini UE, o tali da consentire il monitoraggio dei comportamenti di cittadini UE.

Dunque cosa fare ? Quale strategia di marketing adottare ?

Sono convinto che solo la correttezza e la trasparenza possano essere le armi vincenti. Questo significa segmentare, creare liste di soggetti veramente interessati a ricevere le nostre newsletter e rispettare sempre la loro privacy e la loro volontà (il loro consenso) a ricevere le nostre comunicazioni.

Luciano Corino

giovedì 1 novembre 2012

I blog e la libertà di pensiero


La Corte di Cassazione  (sentenza n. 35511 del 1 ottobre 2010)  ha escluso la possibilità di addebitare una responsabilità ai sensi dell’art. 57 c.p. al gestore o al  moderatore di un blog.  Questo perché la norma in questione definisce l’ambito di applicazione al settore della carta stampata, escludendo l’informazione online. La diversità tra carta stampata  e Internet non consente pertanto di estendere alle nuove tecnologie la nozione di stampa.

In particolare, la Corte evidenzia la non applicabilità dell’art. 57 agli spazi di discussione come blog e forum, dove il gestore non ha alcuna possibilità concreta di esercitare un controllo sui contenuti inseriti dagli utenti nelle pagine web.
Entrambe le decisioni tengono dunque conto delle specificità di internet. Proprio per tali specificità la responsabilità del moderatore sussiste soltanto se ad esso si possono attribuire comportamenti omissivi colposi, come la mancata rimozione di contenuti chiaramente diffamatori o il concorso attivo nella diffamazione.

Più recentemente, anche il Conseil Constitutionnel francese (n. 2011-164 QPC, 16 settembre 2012), ha precisato che l’amministratore di blog e forum non può essere automaticamente considerato penalmente responsabile per eventuali contenuti diffamatori pubblicati sui siti da lui moderati. Questo sia perché egli non ha modo di conoscere a priori il contenuto di eventuali commenti a sfondo diffamatorio inseriti degli utenti, sia perché imputargli i commenti immessi nel blog, per ipotesi, da utenti anonimi significherebbe addebitargli una responsabilità eccessivamente gravosa, date le difficoltà connesse all’identificazione dell’autore.


Anche il ministro della Giustizia Paola Severino ha esposto la sua posizione sull'argomento in occasione del Festival Internazionale del Giornalismo, che si è tenuto qualche settimana fa a Perugia.
«È necessario regolamentare i blog. Il cittadino ha il diritto di interloquire con un altro cittadino» - ha detto il ministro - «ma lo deve fare anche lui seguendo le regole. Credo questo sia un dovere di tutti, anche di chi scrive sui blog».
Tuttavia, proprio perché consapevole che non ci sono leggi applicabili ai blog, e quindi non è possibile intervenire direttamente, il ministro ha proposto che i blog si pongano autonomamente dei limiti.
«Autoregolamentatevi e autodisciplinatevi perché allora quello dei blog diventerà un mondo veramente utile per la crescita sociale del nostro e di altri Paesi».
Sembra dunque di capire che il desiderio di regolamentare ci sia e sia anche forte e che se non viene portato avanti è solo per le difficoltà pratiche che si riscontrano.

Non voglio entrare nel merito della questione, anche se personalmente sono contrario ad ogni norma che imponga al gestore o moderatore del blog o del forum di esercitare un controllo a priori sui contenuti pubblicati dagli utenti, o peggio ancora, gli addebiti delle responsabilità su detti contenuti. Sarebbe un po’ come addebitare al padrone di casa la frase offensiva scritta da ignoti sul muro di cinta: da lui è solo lecito aspettarsi che la cancelli il più in fretta possibile.

Voglio però sottolineare come questo stato dei fatti non possa che essere favorevole alle imprese, le quali possono arricchire il loro sito internet di blog e di forum, che costituiscono un formidabile canale di comunicazione con i clienti e i potenziali clienti, senza avere la necessità di  nominare un “direttore responsabile”, come se si trattasse di un giornale o di una rivista, né di individuare un “moderatore censore” che controlli e filtri a priori tutti i messaggi e le comunicazioni in arrivo dagli utenti, ma possono limitarsi ad effettuare un sano controllo a posteriori, cancellando dal blog o dal forum quei messaggi che avessero contenuti diffamatori o lesivi della dignità altrui o discriminatori o inneggianti all’odio e alla violenza.

Vorrei però proporre ancora su questo tema una riflessione di tipo politico-sociale.
L’articolo 21 della nostra Costituzione recita “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”
Fino a qualche anno fa, per i comuni cittadini, l’esercizio di questo diritto, cioè la manifestazione del proprio pensiero, restava circoscritto in una ristretta cerchia di congiunti e parenti, amici, colleghi e conoscenti.
Diciamo, qualche decina di persone in tutto.
Oggi, grazie ai blog ed ai forum, qualsiasi cittadino ha la possibilità di far conoscere la sua opinione a migliaia e migliaia di persone senza alcuno sforzo né esborso economico, contribuendo e partecipando attivamente sia alla diffusione di fatti e notizie che al formarsi di un pensiero politico e sociale.
Che sia questo a dare fastidio ?

Luciano Corino

venerdì 5 ottobre 2012

Il piacere delle cose ben fatte


Siamo scesi laggiù e il capotreno ci
seguiva con lo sguardo preoccupato

In una calda giornata di ottobre, ospiti della CNA di Milano e Lombardia, siamo a Rho a presentare la nostra ormai mitica guida "Internet per l'artigianato e la piccola impresa" nel quadro delle iniziative Osteria 2.0 dal titolo "LA TECNOLOGIA VIEN MANGIANDO".
Il viaggio da Torino finisce sui binari della stazione di Rho (davvero! Guardate le foto): o fanno stazioni più lunghe o treni a più piani... ma il salto dallo scalino è di almeno un metro e si atterra sui sassi (i miei calcoli si mettono la cintura di sicurezza e i reni tremano, ma tutto finisce bene).
Claudio Pasqua fa slalom fra i ciotoli


Ci attende una Valentina Cornacchia (responsabile ICT della CNA Milano) in splendida forma, il cui sorriso illumina il già assolato mereggiare non pallido ma assorto della cittadina lombarda. Il locale è piacevole, i gestori sono gentilissimi e cordiali. L'atmosfera è frizzante, gli amici delle CNA meneghine (Antonio Mecca, Andreas Ikonomu, Valentina e company) si muovo febbrilmente, collegano, montano, collaudano, prova microfoni? Sssì... sssì... prova... ok funziona.
L'intervento di Antonio Mecca




Arrivano gli ospiti alla spicciolata e i piatti si riempiono di salumi squisiti e formaggi appetitosi. Tocca a noi: la prolusione di Alessio Stefanoni "scalda" la sala e poi iniziamo a illustrare. Lo facciamo cercando di dire cose nuove, un po' diverse dal solito. Il libro è uscito a Maggio ma, per i tempi di Internet, è già un quarto di secolo se non di più. Ci alterniamo e, al tavolo, condividiamo le prelibatezze offerte e un vino buono e sincero.

Le domande: interessanti e costruttive, segno di partecipazione e voglia di confronto. Un concetto su tutti: siamo artigiani, abbiamo conoscenza e inventiva, idee e consigli da dare: rendiamo le nostre competenze il motore della ripresa.

Valentina, attenta ed efficiente


La serata finisce fra abbracci e strette di mano, scambi di biglietti da visita e promesse di ripetere l'evento. Siamo entusiasti: abbiamo fatto, tutti insieme, qualcosa che pensiamo possa essere utile agli artigiani ma anche a noi che abbiamo imparato molto dalle domande e dai commenti.

L'organizzazione, come sempre, impeccabile e ben riuscita. Proprio ben fatta. Complimenti!

giovedì 30 agosto 2012

Centralità di internet per lo sviluppo delle imprese

In un'intervista molto interessante apparsa su "L'INKIESTA.IT" al prof. Francesco Sacco, docente e ricercatore del dipartimento Management e Tecnologia dell’Università Bocconi di Milano, salta all'occhio un'affermazione molto importante che dovrebbe far riflette chiunque abbia un'attività imprenditoriale, soprattutto se artigiana o di piccole dimensioni: [...]Non riesco a immaginare nessun tema della crisi italiana che non possa essere affrontato con un meccanismo di mercato appoggiato ad internet[...].

L'articolo (che invito a leggere per intero a questo indirizzo: http://www.linkiesta.it/digitalizzazione-italia-economia -pochi minuti ben spesi) riporta alcuni temi importanti nel rapporto fra sviluppo, economia e Internet: i posti di lavoro che la digitalizzazione può generare, la trasparenza e la lotta all'evasione fiscale e l'aumento di competitività del nostro Paese.

Il "Digital divide", cioè la differenza di conoscenza nella popolazione dell'uso di tecnologie digitali, è il principale ostacolo da superare. Troppe volte m'imbatto in clienti che delegano ai figli l'uso del computer (e la realizzazione/gestione del sito internet) perché loro ne sanno di "robe tecniche" che sono "cose da giovani". In realtà questi imprenditori, pur bravissimi nel loro settore, finiscono per dipendere dai figli o terzi "smanettoni" affidando l'anima dell'impresa a persone, seppur volenterose, che non hanno in testa la loro visione aziendale, l'esperienza o la preparazione commerciale necessaria.

Una delle sette regole dell'imprenditore (dal libro di Antony Robbins "Come ottenere il meglio da sé e dagli altri" ed. Bompiani) recita: "Bisogna conoscere gli strumenti per potersene servire" che, detta così, sembra essere la scoperta dell'acqua calda, invece è un chiaro invito alla libertà: se conosco uno strumento cardine della mia attività (e la centralità dei sistemi informatici nell'economia e nelle imprese è ormai un fatto ineluttabile) non dipendo da nessuno, nessuno può venire nel mio atelier a vendermi fumo o farmi strapagare cose che non conosco e, quando ho bisogno di fare qualcosa che mi serve e subito la posso fare senza dover chiedere nulla a chi in quel momento non può esserci, non solo, anche questioni riservate che devo gestire in prima persona non le affido a persone che, seppur fidate, sono sempre terze

La non conoscenza in questi casi produce dipendenza. Spiego meglio con un esempio: devo scrivere un documento confidenziale con tabelle e grafici per un mio collega imprenditore di un'altra impresa con cui voglio stringere un accordo, se affido la redazione di tale testo complesso ad una segretaria o dipendente o anche parente, dovrò aver cura di non contrariarlo in futuro poiché è a conoscenza di segreti delicati.

Un altro esempio di dipendenza arriva da un episodio occorso ad un mio cliente: non volle imparare ad amministrare e gestire il sito che gli avevamo realizzato, così ne delegò gli aggiornamenti ad una segretaria che in seguito licenziò. Costei, in possesso delle password del sito, gli creò un sacco di problemi. Si risolsero, anche perché la bassezza e l'ingenuità della ragazza non la portarono lontano da una denuncia, ma il cliente ebbe problemi d'immagine e spese di varia natura.

Una volta che si conosce uno strumento si può decidere se e come usarlo ma intanto, essendo un elemento cardine del sistema economico, la sua importanza è tale da imporci un minimo sforzo di adeguamento.
Un bravo imprenditore sa che delegare è importante ma sa anche che uno dei segreti del successo di un'impresa sta nel conoscere ciò che si delega, e si delega soprattutto perché non si ha il tempo di occuparsene, ma si controlla l'operato di chi si è delegato e per farlo bisogna essere preparati.

Giuseppe Izzinosa